“Sulla Tremenda Legge di Gustavo Rol”: il mistero diventa ricerca

Nel luglio del 1927, a Parigi, il ventiquattrenne Gustavo Adolfo Rol annotò una frase destinata a diventare uno dei grandi enigmi della sua vita: «Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore.»

Quasi un secolo dopo, quella frase è ancora lì. Citata innumerevoli volte, interpretata, discussa, ma raramente affrontata nella sua domanda più elementare: che cosa aveva realmente scoperto Rol?

Da questa domanda nasce il mio nuovo libro, Sulla “Tremenda Legge” di Gustavo Rol.

Non è una biografia, né l’ennesimo libro costruito intorno alla contrapposizione fra chi crede a Rol e chi considera impossibili i fenomeni che gli vengono attribuiti. È il racconto di una ricerca nata da un’idea molto semplice: prendere sul serio quelle parole e provare a capire dove conducono.

L’indagine parte dai tre elementi indicati da Rol — verde, quinta musicale e calore — e attraversa territori apparentemente lontani: fisica, musica, matematica, storia della scienza, filosofia, psicologia della percezione e neuroscienze. Lungo il percorso emergono coincidenze sorprendenti, antichi precedenti, ipotesi che sembrano promettenti e altre che, messe alla prova, devono essere abbandonate.

Ma c’è anche una seconda indagine, quasi investigativa: che cosa accadde realmente nella Parigi del 1927? Seguendo i ricordi lasciati da Rol compaiono un arcobaleno osservato a Marsiglia, il verde che attira la sua attenzione, Giuseppe Zuccoli, un misterioso incontro con «de Broglie», alcune misurazioni scientifiche e un non meglio precisato «Institut». Nomi e indizi che, confrontati con la documentazione dell’epoca, conducono verso uno dei momenti più straordinari della scienza europea del Novecento.

A un certo punto, però, la ricerca prende una direzione inattesa. Forse il legame cercato per quasi cent’anni non si trova semplicemente nelle proprietà fisiche di quei tre elementi. Forse esiste un altro luogo nel quale colore, musica e calore possono realmente incontrarsi: l’essere umano che li percepisce.

È qui che il libro compie il suo passo decisivo. La frase misteriosa del 1927 viene trasformata in qualcosa che Rol stesso, definendola una «legge», sembra quasi invitarci a fare: un’ipotesi verificabile sperimentalmente.

Il risultato è un libro rivolto tanto a chi conosce e segue da anni la vicenda di Gustavo Rol quanto a chi è interessato alla scienza, alla musica, alla percezione, alla storia delle idee o semplicemente ai grandi enigmi ancora irrisolti.

Non pretende di stabilire in anticipo che Rol avesse ragione. E non parte neppure dal presupposto che avesse torto.

Propone una terza possibilità.

Dopo quasi cent’anni trascorsi a discutere se credere o non credere a Gustavo Rol, forse è arrivato il momento di fare qualcosa di diverso:

provare a verificare ciò che disse.