Le Novelle della Nonna 2.0

Le Novelle della Nonna 2.0

L’Intelligenza Artificiale applicate al libro di Emma Perodi
Un progetto ideato e realizzato d Alessandro Bronchi

Uno dei libri di racconti più famosi, in cui l’autrice crea un Medioevo magico e fantastico, dove santi, principi, diavoli, frati, cavalieri sono i protagonisti di storie gotiche, quasi horror viene rivisto ed ampliato tramite gli algoritmi dell’I.A, e suddiviso in più “elementi”:

LIBRO CARTACEO

Il libro, di 368 pagine, è illustrato con immagini generate dalla Intelligenza Artificiale in base ai contenuti del racconto. Contiene una introduzione all’opera ed una biografia di Emma Perodi.

EBOOK

La versione elettronica del libro cartaceo, fruibile su dispositivi mobili (telefoni, tablet, lettori ebook ecc.)

PODCAST AUDIO

I racconti sono interamente narrati da voci generate dalla Intelligenza Artificiale, che interpretano il testo.

PODCAST VIDEO

L’Intelligenza Artificiale, in questo caso trascrive il parlato dei racconti del podcast audio in testo e lo mostra in tempo reale a video.

 

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IL PRIMO LIBRO SULLA STORIA DI POVEGLIA

POVEGLIA Tra storia, verità e leggenda.

Per la prima volta, in un libro, è stata ricostruita la vera storia dell’isola di Poveglia, dall’alba dei tempi fino ad oggi. La storia, le leggende e le verità anche scomode, raccolte in un unico volume.

In due anni di ricerca, abbiamo scattato centinaia di foto, girato ore di audio e video. Ogni scoperta portava delle ulteriori sorprese. Le leggende più oscure sull’isola perdevano consistenza, ma si formavano nuove forme di interesse. Qualcuno ci ha accolti. Qualcuno si è rivolto a noi supplicando. Qualcuno si è confidato.

L’isola non è abbandonata, non nella accezione comune del termine.

Scoprite assieme a noi, chi dall’isola non se n’è mai andato. Guardate le loro immagini. Ascoltatene le voci.

 

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Villa “La Rondinella” – Buonconvento (SI) / ESCLUSIVE FOTO DELL’INTERNO

 

LA STORIA

Erano gli anni della Belle Epoque, l’inizio del ventesimo secolo. Luigi Saverio Ricci, era un giovane ventenne appartenente alla ricca borghesia del Senese. Nei suoi viaggi in Europa ed in particolare a Parigi, rimase affascinato dalle ultime tendenze in campo artistico ed architettonico.

Dopo aver beneficiato di una cospicua eredità, commissionò all’Architetto Gino Chierici, all’epoca funzionario della Soprintendenza ai monumenti di Siena, la costruzione di una importante Villa nei pressi di Buonconvento (SI), lungo la via Cassia. I lavori ebbero inizio nel 1910, come si legge nel fregio sul cornicione della villa. L’esperienza classica dell’Architetto Chierici, che fino a quel momento si era mosso soprattutto nell’ambito del restauro e la “modernità” suggerita dal Ricci, portarono ad un ambizioso progetto di una villa in stile Liberty “atipico”. Nel panorama dell’architettura senese è considerato forse il miglior esempio di questa architettura.

La villa era stata voluta da Luigi Saverio Ricci quale dimora per lui e la sua amata donna, anche se dicono fosse la sua amante con cui trascorreva li il suo tempo libero.

Intorno all’anno 1912, mentre i lavori erano a buon punto, intervennero per il Ricci forti difficoltà economiche: l’edificio venne giocoforza venduto da Luigi Saverio allo zio Giuseppe; dopo la cessione, venne collocata nell’atrio la scala in ciliegio (secondo alcuni, in faggio colorato) di collegamento con il primo piano, eseguita dagli artigiani locali Lello Masotti e Vittorio Piochi, su progetto dello stesso Luigi Saverio Ricci.

Da allora la villa, seppur completata, non fu mai abitata stabilmente.

La villa è rimasta di proprietà dei discendenti della Famiglia Ricci fino a pochi mesi fa. Oggi, è di proprietà del Comune di Buonconvento.

 

IL MISTERO CHE AVVOLGE LA VILLA

La documentazione esistente sulla Rondinella, la descrive come uno dei posti più infestati della Toscana, se non dell’Italia intera.

Una sintesi delle leggende che si trovano sulla villa:

La prima storia che vi nasce è quella di un camionista che dopo aver dato un passaggio ad una signora, la invita a bere un caffè nella villa. Sbadatamente, il camionista versa il caffè sul divano. Il giorno dopo il camionista vi torna ma scopre che la casa è sotto sigilli per un lontano omicidio dal quale poi più nessuno vi avrebbe mai abitato. Il camionista perplesso chiama i Carabinieri i quali sbloccano i sigilli, e entrando si accorgono che la casa è disabitata da tempo ma il camionista si accorge che sul divano vi era quella terribile macchia di caffè. Ad onor del vero, questa leggenda si ritrova, adattata, in moltissime località ed è sicuramente la meno attendibile.

Anche se nella villa non ci sono mai stati commessi omicidi, entrando si scorge quel brivido di disagio che molte volte si trasforma in paura. Alcune persone entrando nella villa si sentirono tirare addosso terra e sassi ma senza capirne la provenienza. Un’altra storia sarebbe quella di alcuni ragazzi, che essendo in “gita”, si sarebbero fermati una notte a dormire nella villa. Nella notte uno di loro si sarebbe svegliato a causa di un rumore di catene e affacciandosi alla finestra avrebbe visto una sagoma verde che chiudeva il cancello. Gli unici abitanti di questa villa si dice che sarebbero gli sfollati in tempo di guerra, ma non e’ possibile ricostruire la verità di eventuali decessi, né tanto meno sapere se vi furono interventi delle forze naziste nella zona.

Giorgio Harold Stuart, nel suo libro “L’Italia dei Fantasmi”, riporta la leggenda del fantasma di una misteriosa donna che si aggira per le stanze della villa, percepibile con scricchiolii, porte sbattute, e facendo animare le figure dipinte nelle pareti. A supportare tale leggenda, si trova il dipinto di una misteriosa figura femminile sulla facciata che da sulla via Cassia. Stuart formula una propria teoria: che le percezioni “visive” distorte siano dovute alle luci delle auto che passano dalla non lontana strada, e che gli scricchiolii siano dovuti al normale assestamento della struttura a causa del terreno instabile.

 

I NOSTRI SOPRALLUOGHI

SOPRALLUOGO DEL 19/4/2015

Dopo aver letto nel libro dello Stuart le notizie sulla Villa, decidiamo di effettuare un sopralluogo.

Arrivammo alla Villa in un pomeriggio soleggiato. Temperatura ideale, luce perfetta.

Sulla strada, prima di arrivare, a circa due km di distanza dalla Villa, cominciammo a sentire qualcosa di indefinito. Alessandro sentì il solito (diciamo così) brivido sul lato sinistro del corpo, ovvero quell’allarme che scatta in lui in presenza di energie. Susy era inquieta. Lasciammo la vettura nel piccolo parcheggio a poche decine di metri dalla Villa, e ci incamminammo verso la strada statale con l’intenzione di avvicinarci.

Avvicinandoci alla villa, percepimmo una atmosfera particolare. La sensazione fu che qualcuno ci stesse attendendo, e fosse “guardingo” nei nostri confronti. Come se ci stesse osservando. Ci avvicinammo al cancello di accesso e rimanemmo in ascolto. Quello che Susy riuscì a sentire fu una grande energia, “qualcosa di potente, con la sensazione che fosse femminile”. Rimanemmo alcuni minuti fino a quando Susy ebbe la netta sensazione che non fossimo più sotto osservazione, ma che la nostra presenza non fosse più gradita. Essendo consci del fatto che in simili frangenti occorre sempre agire con la massima cautela ed il più totale rispetto, decidemmo di andarcene. Ci incamminammo verso il parcheggio. Fatti pochi metri, Alessandro che all’epoca dei fatti aveva avuto meno esperienze simili, prova il solito forte brivido sul lato sinistro del corpo. Susy, con la sua esperienza, gli suggerisce di darsi una occhiata intorno per cercare di localizzare la provenienza di quell’energia che stava captando. Girandosi, lui vede dall’altro lato della strada un mazzo di fiori freschi ed un cippo: era da poco deceduta una persona in quel luogo, e sicuramente l’energia sprigionata da quello shock era ancora molto potente e percepibile.

Prima di tornare all’auto, decidiamo di scattare qualche ultima foto alla villa. Arrivati a casa, controlliamo le foto scattate. In una foto della torretta, notiamo un particolare emergere dalla prima delle tre finestre, quella a sinistra.

Abbiamo fatto vedere la foto a molte persone, e tutti hanno istintivamente riconosciuto una figura evanescente ma nettamente presente sulla finestra.

SOPRALLUOGO NOTTURNO DEL 17/5/2015

Alcune settimane dopo questi eventi, decidemmo di andare a visitare la Rondinella di notte. Eravamo in casa, comodamente sul divano, ma ci prese il desiderio improvviso di visitare la villa. Oramai sappiamo bene che queste “sensazioni” non vengono mai per caso, pertanto partimmo in direzione Buonconvento. Non percepimmo nessuna sensazione strana nell’avvicinarci alla villa. Appena fummo davanti alla villa, fummo pervasi da una sensazione di forte disagio, come se qualcuno fosse indispettito dalla nostra presenza. Passammo oltre, e in corrispondenza del primo incrocio, alla fine della discesa sulla Via Cassia, effettuammo una manovra e tornammo verso la Rondinella. Arrivammo davanti alla villa e parcheggiammo nello spiazzo del casottino dell’ANAS che si trova di fronte all’ingresso della villa. La cosa che notammo subito fu che il cancello era stranamente aperto. Eravamo sicuri che all’andata fosse chiuso, come avevamo sempre visto. L’aria però era cambiata: non c’era più tensione, ma tranquillità. Effettuammo delle foto e delle registrazioni, poi decidemmo di tornare a casa. Giunti nei pressi di Poggio Colle Sassi, Alessandro fu colto da una forte sensazione di chiusura della gola, come se qualcuno stesse stringendo la sua gola. Ci fermammo nello spiazzo, e la sensazione pian piano passò. Susy osservò il collo di Alessandro, e vide due chiazze rosse ai lati, come fosse il segno delle due mani che lo avevano stretto. Una sensazione molto strana, che poi riuscimmo ad inquadrare nella leggenda della scomparsa del Ricci: qualcuno dice che sia stato ucciso nelle vicinanze ed il suo corpo sia stato fatto sparire. Susy, che è passata spesso lungo quella strada, ricordò che spesso in quel punto della Via Cassia aveva avuto la sensazione di percepire la presenza di una persona uccisa tramite soffocamento.

SOPRALLUOGO DEL 7/6/2015

Arrivammo poco dopo mezzogiorno. Parcheggiammo nella piccola area di sosta prima della villa. Susy era già in allarme, ed ebbe già una delle sensazioni di “sdoppiamento del tempo” che spesso prova: ovvero riesce a visualizzare scene del passato accadute nel posto dove si trova, sovrapposte alla realtà. Scendendo dall’auto, dovette sedersi in una delle panche di cemento, perché era sopraffatta dalla sensazione, che definì potentissima. Senza voltarsi verso la villa, disse ad Alessandro di fotografare immediatamente la villa, in particolare la torretta, in quanto vedeva una signora vestita con un vestito di stoffa pesante rosso scuro, con le maniche a sbuffo.

Alessandro si voltò ed osservò la torretta: ad occhio nudo riuscì a vedere una sagoma dietro alla prima finestra sulla sinistra della torretta. Rimase assolutamente stupefatto della cosa, ma con lucidità e fermezza afferrò la fotocamera e scattò alcune foto. Tentammo anche di avvicinarci, ma Susy sentì che c’erano in campo moltissime energie che non le permettevano di analizzare in maniera chiara la situazione, vanificando eventuali messaggi che la Signora avrebbe voluto inviarci.

Elaborazioni delle foto:

 

Decidemmo pertanto di tornare verso casa, e di tornare dopo qualche ora, sperando in un abbassamento della intensità delle energie. Nel rientro, transitando davanti a Poggio Colle Sassi, Susy ebbe uno dei suoi sdoppiamenti, e percepì chiaramente la richiesta di contatto da parte di una persona che fu strangolata e il cui corpo fu sepolto nei pressi di un piccolo ponte. La sua sensazione fu che si trattasse proprio del Ricci.

 

 

SOPRALLUOGO DEL 24/3/2019

Sono passati ben 4 anni dalla nostra ultima visita alla villa a Rondinella, quando per un caso fortuito siamo venuti a conoscenza del fatto che grazie alla Giornata del FAI (Fondo per l’Ambiente), le porte della Villa La Rondinella sarebbero state aperte al pubblico. Ci siamo precipitati alla villa, armati di curiosità e di fotocamera. Altre attrezzature non erano contemplate, in quanto eravamo sicuri che ci sarebbero state molte persone a visitare la villa assieme a noi, rendendo vane indagini più approfondite.

La visita consisteva nella descrizione della storia della costruzione, la descrizione delle scelte tecniche ed architettoniche, ed una visita accurata dll’esterno e dei giardini, mentre per quanto riguarda l’interno, ci siamo dovuti accontentare del solo ingresso della villa, essendo le altre stanze “chiuse” e il primo piano “dichiarato non agibile dal Comune”. Una mezza (se non completa) delusione, ma che ha comunque portato qualche nuovo elemento alla nostra ricerca.

Appena entrati, abbiamo potuto osservare le decorazioni sulle pareti, compresi quei “puttini” sorreggenti i drappi recanti i motti in latino. Quelle figure che, secondo la leggenda, avrebbero seguito misteriosamente lo sguardo dell’osservatore. Nell’angusto ingresso troneggia imperiosa una scala in legno, quella descritta da molti libri di architettura. E’ davvero di pregevole fattura e colpisce per la solidità ed il disegno. Mentre osservavamo ogni singolo angolino della stanza, Susy ferma Alessandro e, seria, dice: “fai una foto lassù!” indicando il punto in cui la scala scompare nel primo piano. 

Alessandro effettua alcuni scatti, mentre si rende conto che già da un po’ di tempo si sentiva sotto pressione, come se fosse a disagio. Anche Susy ha confermato di avere una sensazione come di essere osservata da qualcuno che fosse non tanto contrariato, ma sorpreso dalla presenza di persone nel proprio spazio.

Affacciandoci alla base della scala e guardando in alto, si vede la torretta che contiene la scala stessa. E’ finemente affrescata, ed i riflessi di luce la rendono una vera opera d’arte.

Una ultima nota: Alessandro, durante tutta la visita, è stato costantemente chiamato (ovvero incomprensibilmente attratto) dall’interruttore della corrente posto sulla parete di fondo dell’ingresso. Chissà che cosa era rimasto appeso a quell’oggetto?

La giornata di visita si conclude. La sensazione è che dentro a quella villa ci sia comunque qualche energia ancora molto attiva, ma non minacciosa o pericolosa. E’ guardinga. Gelosa dei propri spazi. Con il giusto rispetto, si può riuscire ad entrare in sintonia con la Signora che tuttora abita nella Rondinella, e magari riuscire a raccogliere la propria storia.

Stiamo lavorando per questo.

 

GALLERIA IMMAGINI

INTERVISTA AD UNA STREGA – Come le antiche conoscenze sull’utilizzo quotidiano degli elementi della natura, siano sopravvissute nei millenni.

Solo i Pellerossa ed i contadini Toscani sentono lo spirito della natura, ed agiscono in armonia con esso”
(C.G. Leland)

Nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano, esiste una vallata denominata Casentino. La sua posizione isolata, col fianco orientale composto dall’Appennino e quello occidentale dalla catena che lo isola dal Valdarno, e le sue scarse e tortuose vie di accesso e fuga, nel corso di secoli ha goduto di uno splendido isolamento. Una terra non pacifica, in quanto è stata una ambita zona di passo tra aree geograficamente importanti (si trova in un crocevia che congiunge le direttrici tra Roma, Firenze, Siena, Arezzo, Perugia, Urbino e la Romagna), ma gelosa custode delle proprie tradizioni, della nativa ancestrale cultura che affonda le proprie radici nell’Etruria prima, confluisce successivamente nella cultura Romana, e poi gioca a nascondino col Cristianesimo, assorbendone marginalmente le divinità ed i caratteri principali. Scaltramente, per quieto vivere. In queste zone, fino alla generazione precedente alla nostra, venivano utilizzati quasi quotidianamente dei rituali e delle invocazioni a forze superiori per ottenere dei benefici, delle divinazioni, delle protezioni. Ed i meno giovani lo ricordano bene. Il contadino consultava la posizione della Luna per le semine, per i raccolti. Creava delle filastrocche per tramandare oralmente una antica conoscenza, venivano consultate delle persone in grado di segnare (curare) persone ed animali in casi di sospette influenze di energie negative. Si segnavano gli orzaioli, i vermi, ed altri piccoli malanni dicendo delle sequenze di parole che erano conosciute solo a pochi prescelti. Queste persone vivevano la propria vita a stretto contatto con le forze della natura, e da esse traevano benefici. I loro antenati erano gli eredi di una remota religione naturalistica e pagana, prima che il Cristianesimo prendesse possesso delle conoscenze ancor prima che delle anime.

Lo storico e folklorista Americano Charles Godfrey Leland, ha trascorso decenni nello studio della cosiddetta Magia Etrusco-Romana, e nel suo libro “Etruscan Roman Remains” descrive come evidentissime tracce di questo antico culto rimangano tuttora vive in alcune zone dell’Appennino Tosco-Emiliano. In particolare, analizza il concetto di “Stregoneria” e spiega la differenza abissale tra il concetto che si ha della Strega nei paesi nordici ed anglosassoni, e quello distorto che si ha in Italia. Col termine “Strega” universalmente si indica la donna che conosce le leggi della natura e sa utilizzarle per ottenere benefici, è capace di utilizzare le piante per portare conforto, curare le malattie. La figura della Strega, intesa come guaritrice, è una figura familiare, positiva. In Italia, sotto la scure del Cristianesimo e dell’inquisizione, ogni rituale ed ogni conoscenza che non fossero direttamente ricondotti alla dottrina ufficiale vennero estirpati con la forza. Le donne che guarivano, o che semplicemente vendevano erbe per sopravvivere, divennero Streghe, ovvero concubine del demonio. Il resto, è triste storia. Nelle zone in cui si conservava l’antico culto, si continuò a praticarlo in segreto. Ufficialmente i nostri antenati divennero Cristiani, ma nel chiuso delle loro case e delle loro menti, continuarono a svolgere i propri riti. Col trascorrere dei secoli, ben poco è cambiato. Ancora oggi, esistono delle persone che praticano gli antichi rituali, alla luce del giorno. Purtroppo il loro numero sta diminuendo drasticamente, nella nostra società veloce ed tecnologica, rimane poco spazio per la conoscenza e la tradizione.

Abbiamo incontrato una persona che da sempre ha utilizzato le proprie capacità ed alcuni rituali per aiutare le persone. Quella che tecnicamente dovrebbe essere definita una Strega, anche se il termine oggi fa un po’ sorridere. L. , useremo solo la iniziale del suo nome, abita in Casentino da sempre. E’ nata in una collina lambita da due torrenti, e sovrastante una larga vallata. In questa zona, ricca di acque (a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, si trovano numerosi laghi e torrenti), e nella sua famiglia da sempre c’è stata almeno una persona con il dono, ovvero la capacità e la conoscenza degli antichi rituali. Circostanza che si riscontrava anche nelle altre famiglie che abitavano nella stessa vallata. Potremmo pensare che il potere energetico dell’acqua abbia nei secoli irradiato delle energie positive, e che le persone più sensibili ne siano state permeate.

L. è una donna energica, con un forte carattere. Ha appena superato i 70 anni, anche se ne dimostra molti meno, è sposata da quasi cinquanta. Vive con il marito che conosce bene ed apprezza questo suo dono, in quanto anche nella sua famiglia si trovavano delle persone con determinate capacità. Ha accettato di buon grado di parlarci della sua esperienza, anche perché ritiene di essere una delle poche testimoni rimaste di certe conoscenze che rischiano di essere perdute.

D. “Da quanto tempo possiede questo dono? Da quanto esercita questi rituali?”

L. “Sono oramai più di quarant’anni. Ricordo che osservavo mia suocera quando esercitava e ne ero incuriosita. Un giorno mi disse: ‘prova!’. E così feci, ed il rituale riuscì perfettamente. Era la prova che ero predisposta”

D. “Nella sua famiglia, c’erano delle persone con questo dono?”

L. “Si, mi raccontava mia mamma che la nonna aveva un dono: riusciva a curare con le mani. Non ricordo di averla vista all’opera, ero piccola”

D. “In che modo le è stato trasmesso questo dono?”

L. “Nel mio caso nella maniera più semplice, mi suocera mi ha insegnato i gesti, le sequenze da eseguire e le parole. Ho provato ed ho ottenuto subito i risultati. So che secondo la tradizione, questi doni si passano la notte di Natale, ma noi abbiamo fatto in maniera più semplice, ed ha funzionato. Forse perché ero già predisposta”

D. “Ci parli della sua capacità. Che tipo di rito è in grado di svolgere, e a cosa serve?”

L. “Io riesco a piombare i bachi, come si dice dalle nostre parti. Ovvero a togliere i vermi. Quando si hanno degli stati di malessere non ben definito, o leggeri problemi respiratori. Nei bambini e negli animali quando si dice che hanno i vermi. Con questo mio rituale, riesco a guarirli a distanza”

D. “Può descriverci in cosa consiste questo rito, oppure è un segreto?”

L. “Ci mancherebbe, si può raccontare tranquillamente. Il rito consiste nel far riscaldare una piccola paletta di ferro nel fuoco, e quando questa è rovente, si toglie dal fuoco, si getta una manciata di zolfo purissimo nella paletta e la si riporta sul fuoco per far sciogliere completamente lo zolfo. Precedentemente, si prepara una bacinella piena di semplice acqua. Si porta la paletta sopra alla bacinella, si fa scendere piano piano lo zolfo liquido nell’acqua con movimento circolare, mentre si dicono le parole. Se ci sono i bachi, si formano dei filamenti che pian piano si aggrovigliano. Se non ci sono, lo zolfo al contatto con l’acqua forma delle semplici palline e si deposita sul fondo. [Scientificamente questo è corretto: lo zolfo fuso, a contatto con l’acqua, solidifica in piccole gocce sferiche, oppure in brevi filamenti. E’ un mistero questa sua capacità di costituirsi in lunghi filamenti aggrovigliati. N.d.A.] Quella matassa, una volta estratta dall’acqua della bacinella, dovrà essere gettata in acqua corrente: in un fiume, in un fosso, o anche in una fognatura. Tre cose sono importantissime: tutto il necessario, la bacinella, la paletta, lo zolfo, deve essere toccato solo dalla persona che eseguirà il rito. E nessuno deve guardare il versamento dello zolfo nell’acqua, altrimenti i bachi verranno piombati a colui che osserva! Ultima cosa, la più importante: non si deve ricevere nessun tipo di pagamento o dono per queste pratiche. Mai. In passato chi veniva a casa e mi chiedeva di piombare i bachi, portava del caffè o dei biscotti, o una bottiglia di vino e venivano consumati assieme come in una visita tra amici, ma non si deve mai prendere niente. E’ un servizio che si fa col cuore e per il bene, siamo stati già fortunati a ricevere questa capacità”

D. “Secondo le leggende, questi oggetti in realtà vanno bruciati, per purificarli”

L. “No! Ogni cosa di questo tipo, anche quegli oggetti che venivano ritrovati all’interno dei cuscini, devono essere gettati in acqua corrente. Perché se si brucia, svanisce l’effetto e basta, se si butta in acqua corrente, chi ha provocato il malanno soffre!”

D. “Cosa pensa che sia questo suo dono? Una capacità naturale, un dono da parte di una divinità?”

L. “Ritengo che sia un dono del tutto naturale, e che debba essere messa a disposizione del prossimo. Non si invocano divinità o altro. Semplicemente bisogna conoscere il nome della persona su cui si interviene. Solo il nome, non importa averla davanti o conoscerla. Si può agire anche su sconosciuti”

D. “Conosce altre persone che oggi esercitano come lei?”

L. “Conosco un signore che è molto addentro a queste pratiche, un punto di riferimento per tutto il paese e non solo. Ma lui va oltre, ha dei chiamiamoli poteri molto più avanzati dei miei, e ci si rivolge a lui per cose ben più gravi. Persone come me no, non mi viene in mente nessuno. I tempi sono cambiati purtroppo”

D. “Se dovesse incontrare per strada una persona col suo stesso dono, sarebbe in grado di riconoscerla?”

L. “No, sinceramente no. Non ho nessun elemento che mi faccia capire o sentire che un’altra persona abbia o meno uno di questi poteri”

D. “Domanda fondamentale: lei crede in un Dio?”

L. “Si, credo in Dio. Non sono molto praticante, ma credo in Dio. Questo non c’entra nulla però con il dono che io possiedo. Durante il rito non invoco nessuna divinità, per capirci. Mi fanno ridere tutti quelli che sono contrari a questi antichi rimedi, però quando hanno bisogno sono i primi ad alzare il telefono e a cercarmi!”

D. “Domanda spiacevole ma devo farla: sarebbe in grado, anche involontariamente, di fare del male con i suoi poteri?”

L. “No, per carità! Assolutamente no! Non sarei assolutamente predisposta né come carattere né come conoscenze. No, assolutamente no. Anzi, so che qualcuno in passato si faceva addirittura pagare per fare del male. Una cosa riprovevole per loro e per chi lo richiedeva!”

D. “In che tempi agisce il suo rito? Diciamo dal momento in cui si conclude, al momento in cui la persona percepisce il beneficio?”

L. “In alcuni casi, il primo effetto è un malessere o un peggioramento della situazione, perché si sta cominciando a smuovere tutto. Dopo, pian piano, si ha la guarigione. Direi normalmente nell’arco di una oretta al massimo, passa tutto”

D. “Alla fine del rito, sente della stanchezza fisica? Ha degli effetti sul suo stato fisico?”

L. “No, direi nessuno. Non c’è quella concentrazione continua che si ha svolgendo altri riti, tipo quello per misurare lo sforzo. No, nessun tipo di stanchezza o debolezza. Addirittura, con l’esperienza ed in alcuni casi urgenti, si può fare anche mentalmente…”

D. “Mentalmente? Quindi senza far uso dello zolfo?”

L. “Si, in alcuni casi meno gravi, e se ci viene chiesto quando si è lontani da casa, si può anticipare il rito visualizzandolo mentalmente, in ogni sua fase. E funziona. Se la guarigione non è completa, allora prima possibile si effettua anche il rito fisicamente”

D. “Oggi quante persone si rivolgono a lei? Sono sempre numerose?”

L. “Non sono più numerose come una volta, ma le persone che mi conoscono da lunga data all’occorrenza tornano. Prima si rivolgevano a me anche due o tre persone alla settimana, oggi forse dieci all’anno”

D. “Oltre a piombare i bachi, le hanno insegnato qualche altra pratica?”

L. “Mia mamma mi ha insegnato una ricetta che viene tramandata, per fare un unguento che cura le screpolature della pelle ed i geloni. E funziona, altro che medicine!”

D. “E’ una ricetta segreta o può svelarcela? Si prepara con un rito?”

L. “Posso accennarla tranquillamente. Servono: un pezzetto di candela benedetta, un tipo particolare di erba, foglie di olivo benedetto, olio e cera d’api. Non c’è alcun rito da fare, basta mettere tutto, nelle opportune dosi, in un pentolino e lasciare che si sciolga e che si amalgami il tutto. Le assicuro che funziona benissimo e in maniera rapidissima. Se si mette su una screpolatura o su un gelone la sera, e si fascia la parte con una benda, già la mattina non dico che sia guarito ma poco ci manca”

Guaritrice, Strega, Segnatrice. Nomi doversi per indicare delle donne giunte attraverso percorsi diversi, a plasmare le forze e gli elementi naturali, usando formule e riti esistenti prima della loro nascita, e fondamentalmente dedite al bene, contrariamente a quanto si creda. Il terreno su cui si muovono queste persone non è mai stato scientificamente studiato, e questo lascia perplessi. Si hanno dei fenomeni fisici ben definiti, si ha una alterazione dello stato fisico di un materiale. In alcuni casi, il guaritore emette del calore dalle mani: perché nessuno si è preso l’impegno di svolgere una ricerca per tentare di dare una spiegazione scientifica a questi fenomeni? Forse, ed è una opinione personale, è più comodo lasciare questi fenomeni nel limbo delle Protoscienze, evitando conflitti con apparati ed ideologie più diffusi e che detengono i diritti d’autore sulle guarigioni miracolose, mantenendo così un anacronistico ed ingiusto status quo.

Convegno “Scienza e Tradizione per il vero benessere dell’Uomo”

Amici del Lazio, Sabato 11 Novembre parteciperemo all’incontro dell’IRC su “Scienza e Tradizione per il vero benessere dell’uomo”. Sarà una occasione per per poterci incontrare e salutare di persona, e perché no, parlare del nostro libro “Poveglia tra Storia, Verità e Leggenda”.

Vi aspettiamo a Ronciglione (VT).

Susy Biaggiotti
Alessandro Bronchi

Info:
https://www.facebook.com/events/135417003883001/

 

 

 

L’I.R.C. Istituto di Ricerca della Coscienza celebra il XXI Anniversario della sua fondazione con un convegno speciale “Scienza e Tradizione per il vero benessere dell’Uomo”.
Per l’occasione saranno presenti alcuni dei rappresentanti che hanno partecipato nel tempo alla vita dell’Istituto apportando ricerche, documenti, sostegno, forza e risultati e mettendo al centro i valori di unità e partecipazione sotto la presidenza di Umberto Di Grazia. 
Ventuno anni di lavoro, di dedizione e di passione per la ricerca scientifica e psichica, la tutela del benessere psico-fisico, della vita e la vera tradizione dell’Uomo. 
Tra i nostri Compagni di Viaggio: 
– Umberto Di Grazia – Ricercatore psichico e Presidente I.R.C.
– Ezio Gagliardi – Specialista in scienza dell’alimentazione e genetica medica
– Ennio La Malfa – Segretario Nazionale Accademia Kronos
– Umberto Milizia – Medico Chirurgo
e tanti altri amici che grazie alla loro generosità, operosità e motivazione camminano insieme a noi.
L’ingresso al convegno è libero e gratuito. Vi consigliamo di portare con voi un taccuino e una penna per prendere degli appunti.
L’evento è patrocinato dalla Regione Lazio, Provincia di Viterbo e Comune di Ronciglione.
Vi aspettiamo!!!

www.coscienza.org